Per sentirsi liberi. Vivere liberamente e pienamente, serve disciplina.
Occorre imparare a lasciarsi andare. Affidarsi a se stessi.
Osservare con equanimità.
Sperimentare con curiosità e apertura.
Sorridere e ridere. Emozionarsi.
Esprimere piuttosto che reprimere.
Discernere. Scegliere.
Agire verso il proprio bene.
Rimanere sinceri e fedeli al proprio corpo, sentire. Mantenere la consapevolezza nel corpo, prima che nella “mente che mente”, dove possiamo distrarci in mille modi.
Per tornare alla nostra libertà, a quella dimensione in cui corpo e mente parlano la stessa lingua, quella del cuore, della nostra natura…possiamo danzare.
L’anima, il cuore, essenza, natura, autenticità…chiamatela come meglio risuona in voi…essa ha un suo modo di muoversi. Un suo profumo. Sente, parla, assapora, agisce.
La danza è uno strumento, un veicolo, una risorsa per tornare ad abbracciare la nostra natura.
Per essere affascinati da noi stessi. Commossi. Stupiti e divertiti da noi stessi.
Danzare è un modo per abbracciare noi stessi e tornare ad abbracciare il mondo, con consapevolezza e libertà.
La pratica di cui vi parlo, non è necessariamente incentrata su una tecnica.
Nella danza i movimenti meccanici, il contrarre e rilassare, diventano espressivi.
Chiudiamo gli occhi per lasciare che sia una parte del corpo a guidare il movimento.
Fissiamo un punto nella sala per scegliere la rotta. Gli occhi danno la direzione nello spazio.
Le parti del corpo collaborano tra loro. Le braccia creano linee rette. Le gambe e il bacino cerchi, spirali e onde.
Non vi è attaccamento, ma indipendenza ed al contempo integrazione. Unione fra polarità. Mentre le gambe danno forma ad un racconto; le braccia e le mani, messaggeri del cuore si protendono, abbracciano e tirano. Raccontano di emozioni. La testa ripete, si distrae e poi torna.
Rimanendo sinceri e aperti verso noi stessi, le varie parti del corpo comunicano con noi attraverso il movimento.
In questo modo il movimento si trasforma nella coreografia di una storia personale. Il movimento è una fonte di ispirazione. Per osservare e ascoltare ogni parte di sè all’opera. Senza giudizio. Per ampliare la gamma del modo di comunicare, fisico ed emozionale.
La pratica di cui vi parlo e scrivo richiede coscienza, consapevolezza dell’intero e attenzione nei confronti dei dettagli.
Coinvolge il corpo e la mente!
Lasciandoci andare al movimento, si abbandona l’eccesso di consapevolezza di sé. Le proprie strutture e identità, che assorbono energia. Eccesso che fa rimanere bloccati.
La mente è così libera di creare nuove associazioni, pensieri. Da una prospettiva diversa.
Quando il corpo da forma a geometrie diverse. La mente cattura nuove immagini e idee da agire mediante nuovi comportamenti.
Sviluppando la capacità del corpo di sentire e seguire, si abbandona il bisogno di eseguire, della mente.
Ci si riappropria della capacità di agire verso il proprio bene. Non più quello dettato dal conformarsi ad una idea che altri hanno di noi stessi o di come noi siamo abituati a vederci in relazione al mondo esterno.
Avanziamo verso quello stato dell’essere in cui ci sentiamo liberi, naturali, ispirati da noi stessi.
Lo scopo della pratica è
Risvegliare il senso della direzione piuttosto che la destinazione.
L’obiettivo non è eseguire la coreografia, l’esercizio fisico. Ma riconoscere l’intenzione che ci guida, ispira, spinge e motiva all’azione. Permettere che l’intenzione sorga da dentro. E non in risposta ad un richiamo indotto dall’esterno.
Siamo dominati dall’idea della meta da raggiungere, dal risultato, dalla lista di attività da spuntare e cancellare; al punto che perdiamo il senso della direzione. La capacità di seguire i segnali, i messaggi interiori.
Riappropriamoci della possibilità di pensare ed agire, da dentro a fuori, secondo il nostro sguardo interiore.
Respirare in tutto il corpo.
Respirare per accogliere ogni parte di noi stessi. Dallo strato più superficiale a quello più profondo. Per ossigenarla, rivitalizzarla.
Perchè attraverso il respiro impariamo a rallentare, prenderci una pausa, assecondare il nostro ritmo naturale. Attiviamo il nostro sguardo interiore.
Respirando in modo consapevole, con presenza e cura, torniamo ad occupare col movimento, non solo tutto il corpo, ma anche lo spazio vuoto nella stanza in cui ci troviamo. Scopriamo i nostri limiti. Li sciogliamo, li espandiamo. Li definiamo.
Esprimere.
Accogliere la propria vulnerabilità come una qualità. Una risorsa a cui attingere.
Integrare il movimento. Incorporare. Dar forma e rendere reale il processo.
Processare significa vivere con maggior presenza: prendersi il tempo per notare gli effetti dei nostri comportamenti e di quelli degli altri. Scegliere con amore, e non col pilota automatico, se agire o rimanere in silenzio.
Darsi il tempo non solo per introiettare, portare dentro…bensì per digerire, assaporare, selezionare con cura.
Azione e contemplazione sono entrambe parti necessarie!
Sono due funzioni complementari.
L’azione crea mutamento fisico, fa succedere qualcosa, ne vediamo gli effetti. Ma solo quando è seguita da uno stato di quiete, che rende possibile assaporarla, lasciare che sedimenti dentro di noi e che si integri, l’azione acquista valore e senso, e si converte in esperienza concreta, reale.
In altre parole…
Quando la fretta è una costante della nostra vita, tanto da farci perdere la capacità di riconoscere sensazioni e bisogni, il nostro organismo si trova sempre in uno stato di allerta, di emergenza, che non ci permette mai il recupero.
Solo abbassando il ritmo, quando viviamo l’esperienza e nell’esperienza, la nostra salute ne risente positivamente.
L’energia femminile ricettiva accoglie e nutre quella estroversa maschile dell’azione.
Ogni volta che la musica suona e vibra nella stanza, nel corpo diamo voce alle diverse parti che compongono la nostra natura, essenza umana.
Esse coesistono e sono in continua evoluzione. A seconda del momento e della fase della vita in cui ci troviamo. Di ciò che stiamo vivendo, di ciò che siamo pronti e curiosi di esplorare, approfondire, trasformare.
Nella danza emerge
La parte di noi che sa esattamente di cosa abbiamo bisogno e quando ci serve. Che nutre, si prende cura, ama. Il genitore di noi stessi.
La parte selvaggia, innocente, priva di malizia, capace e desiderosa, in virtù di ciò, di fare esperienza diretta della vita. Di infrangere i tabù. Di cambiare costumi, punti di vista, attività, modo di esprimersi . Danziamo la nostra parte artistica, fanciulla, creativa, perché far finta di nulla, metterci comodi, significherebbe recitare male. Invece il nostro artista interiore vuole raccontare la verità a tutti i costi.
La parte di noi stessi che diventa consapevole del nostro sentire. Sensazioni, emozioni e stati d’animo. Li rintraccia nel corpo assicurando una gran quantità di energia e vitalità. L’amante che esiste dentro di noi non vuole comprendere le nostre sensazioni o collegarle a episodi precisi per elaborarle. Le lascia semplicemente accadere. Da forma al piacere e lascia il dovere.
Nella danza ci apriamo alla possibilità di accedere allo stato pre logico. Intuitivo, creativo. Accediamo all’emisfero destro del nostro cervello. Rendiamo risorsa le qualità proprie del nostro lato yin, femminile. Attiviamo il sistema nervoso parasimpatico.
Al contempo Il corpo crea forme, da dentro a fuori. Il movimento del corpo crea e genera confini. Attraverso il corpo definiamo noi stessi.
Emerge la parte di noi pratica, attiva. Che pianifica. Elabora. Struttura. Costruisce. In modo logico, lineare, sequenziale.
Diamo così il benvenuto al lato yang, maschile, necessario per poter decidere e agire nel mondo con assertività. Mentre tendiamo i muscoli, ripetiamo una sequenza lavora il lato sinistro del nostro cervello.
Integrare significa assecondare la propria natura e lasciare che prenda forma in un modello organizzato e diretto.
Il femminile accoglie e nutre il maschile. E viceversa.
Ciò accade, diviene possibile, perchè nella danza accediamo ad un’altra parte di noi. Indisturbata, non coinvolta. Silenziosa.
Il testimone. Osservatore neutrale, equanime. Che guarda da una prospettiva ampia e saggia. Libera dagli schemi che le altre parti hanno danzato e lasciato fluire. Libera dall’eccesso di struttura, rigidità.
È la parte di noi Saggia. Vicina e connessa al desiderio e intenzione di amore, benessere e vitalità.
È quella parte capace di discernere. Unire e armonizzare.
Per vivere in modo vibrante , spontaneo e pieno, occorre essere ricettivi nei nostri confronti. Leggere i nostri corpi e necessità. Conservare il nostro terreno emozionale, restare fedeli a noi stessi. Agire nel mondo in linea con i nostri bisogni, confini e valori. Agire ciò che sentiamo e pensiamo.
Esperienze in movimento è un luogo e tempo dove frammentarsi in varie parti e percepire l’intero. Esercitarsi ad essere spirituali umani, sensibili, sciocchi, competitivi, liberi, consapevoli o no.
Uno spazio protetto per entrare nel profondo. Fare ordine. E ricominciare. Ridere e uscire alla luce.
Ti aspetto



